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Edizioni precedenti della Vetrina Giovane Danza d’Autore

lunedì, 5 aprile 2010

Nel corso delle varie edizioni, la Vetrina della Giovane Danza d’Autore ha vagliato quasi 2000 creazioni, di cui 241 sono state selezionate per essere presentate di fronte a un qualificato pubblico di critici, studiosi, operatori, artisti.

Vetrina giovane danza d’autore 2009 del Network Anticorpi XL

Il Fascino dell’Idiozia
– Luana Gramegna / Zaches Teatro (Toscana)
Menteur – Pietro (Sardegna)
A Corpo libero – Silvia Gribaudi (Veneto)
X4men – Davide Frangioni (Liguria)
Se nn ricordo male – Eleonora Gennari e Valeria / NNChalance (Emilia-Romagna)
The Ephemeral Aspect of Things – Riccardo Buscarini & Letizia (Emilia-Romagna)
depende –  Riccardo Fusiello / (Puglia)
Cowboys_studio – Alessandro Sciarroni / (Marche)
sic! – Francesca Gironi /Diadi (Marche)
EX – Giuliana (Veneto)
(dueperdue)per due – Maristella Tanzi e Francesca Giglio (Puglia)
Comp.K – Gabriel e Daniele (Campania)
Maquillage – Elisabetta Consonni (Lombardia)
relAZIONI ipotesi 1 – Tiziano Di Muzio (Abruzzo)
Senza – Elisa dal Corso / Gruppo Krisis (Veneto) – su prenotazione
Unbalance – Michela Minguzzi (Emilia-Romagna)
AH23 – C-3PO (Liguria)
H10-H11 birthday party – Andreana Notaro e Maria Paola Zedda / ZDDNTR (Campania)
INRI –  Stefano Mazzotta e Emanuele Sciannamea Teatrofficina Zerogrammi (Piemonte)
Kalsh – Francesca Foscarini (Veneto)
Your girl – Alessandro Sciarroni – Corpoceleste_C.C.00#(Marche)
P.P-P.4.2. –  Olivia (Liguria)

edizioni precedenti del premio gd’a

lunedì, 5 aprile 2010

Il Premio Giovani Danz’Autori è un progetto nato in Emilia Romagna nel 2005 dall’esperienza sulla giovane danza dell’Associazione Cantieri di Ravenna.
Dal 2007 è divenuto un progetto di Anticorpi - Rete di rassegne, festival e residenze creative dell’Emilia Romagna (www.anticorpi.org).
Il Progetto, oggi, si svolge anche in altre regioni italiane, come azione Network Anticorpi XL, il primo network indipendente italiano dedicato alla giovane danza d’autore ed è riconosciuto da tutti i partner come strumento indispensabile per la formazione e per la crescita artistica dei gruppi giovani.

PREMIO GIOVANI DANZ’AUTORI EMILIA ROMAGNA 2011

Prima fase:
Elena Giacchetta
Vera Michela Suprani: Teatro Deluxe
Paola Ponti
Cinzia Pietribiasi

Francesca Antonino: Compagnia Dadi
Lucia Palladino
Serena Zanconato-Rajan Craveri: Spazio Micron
Soledad Garrido-Elisa Tamagnini-Michela Gabellini: Compagnia Gataga
: Mind The Gap!
Monica Pasquinelli: Leinsosachisonoio
Vania Bertozzi
Carla Rizzu: Nervi Tesi

Elvio Assuncao

Semifinalisti:
Vera Michela Suprani: Teatro Deluxe
Paola Ponti
Francesca Burzacchini
Francesca Antonino: Compagnia Dadi
Lucia Palladino
Antonio Rinaldi: Mind The Gap!
Michela Minguzzi

Finalisti:
Michela Minguzzi
Lucia Palladino
Paola Ponti
Francesca Burzacchini

Borse di studio:
Vania Bertozzi
Elena Giacchetta

Vincitore Premio Giovani Danz’Autori Emilia Romagna 2011:
Michela Minguzzi

Commissione di Valutazione
Paolo Brancalion – responsabile org. Teatro Dimora-L’arboreto di Mondaino
Lucia Oliva critico di danza per Altre Velocità
, Direttore Teatro Comunale di Ferrara
Pietro Mazzotta direttore di TIR Danza

Giuria
Anna Lea Antolini – Consulente per la Promozione Danza Fondazione RomaEuropa,
Gemma Di Tullio – Responsabile Programmazione Danza Teatro Pubblico Pugliese,
– Direttore di AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali,
– Direttrice Artistica del Festival Danza Interplay Torino,
Andrea Nanni – Direttore Artistico di Armunia – Castiglioncello,
Roberto De Lellis – Responsabile della programmazione di Aterdanza,
Linda Di Pietro –Festival Es.Terni, membro della direzione artistica
Gisberto Morselli – Consulente Danza Fondazione Teatro Comunale Ferrara
Pier Giacomo Cirella – Responsabile della programmazione danza per Arteven

GIOVANI DANZ’AUTORI NEL SISTEMA DELLA DANZA EMERGENTE

martedì, 29 dicembre 2009

Giovani danz’autori nel sistema della danza emergente
Conversazione con (compagnia vincitrice GD’A 2005) di

Il Gruppo Nanou nasce nel 2003, unendo le individualità di , e . La prima produzione, Kostja, arriverà in finale al Premio Scenario. Nel suo percorso creativo il gruppo svela l’intenzione di fondere spazio, suono, parola e movimento per trasformarli in un impasto sensoriale unico, in cui i singoli elementi si contaminano e si confondono tra loro. Namoro si aggiudica la vittoria in ex-aequo al concorso GD’A 2005 con Sp3 di . Il lavoro ottiene una buona circuitazione, venendo rappresentato, tra le altre occasioni, al Festival di Santarcangelo. Del 2007 sono varie esposizioni di Tracce verso il nulla, primi studi di un nuovo spettacolo che vuole ripercorrere le atmosfere noir del precedente Desert-inn (2006) fondendole con una ricerca sul movimento animale. Ripartiamo però dalla vittoria di GD’A, provando a ricollocarla insieme ai Nanou nel percorso della compagnia.

Come avete deciso di partecipare al concorso e perché?

MARCO VALERIO AMICO: Un concorso esplicitamente pensato per la danza contemporanea in regione ci sembrava una buona opportunità, dato che all’epoca ci trovavamo in un periodo di scarsa visibilità. Inoltre la struttura a tappe offriva un confronto reale con la giuria, che potesse andare al di là della visione di un singolo lavoro finito come avviene di solito. Più in generale, credo sia sempre necessario far capire il valore della danza contemporanea, anche alle persone che non sono abituate a vederla, cosa che GD’A ha permesso mettendo in rete alcune strutture come il Teatro Comunale di Ferrara e Santarcangelo, fra le altre.
RHUENA BRACCI: Penso che intraprendere un percorso di un anno sia fondamentale per una giovane compagnia. Per molti si tratta del primo confronto con la realtà distributiva “reale” del mercato italiano, un confronto con operatori, critici, addetti ai lavori.

Uno dei mali del sistema italiano sta proprio nella classe di operatori, spesso troppo ansiosa nel voler proteggere un pubblico che si pensa non preparato, e quindi poco portata alla scommessa sul nuovo. Come vivete questa questione?
R.B: Si tratta di sapere accogliere le richieste degli operatori, i suggerimenti dei critici e degli addetti ai lavori senza mai farsi portare fuori dal progetto. Certo è una sfida, che però misura la crescita di un gruppo emergente.
M.V.A: Per quanto riguarda l’ultimo lavoro,
Tracce verso il nulla, nella replica di Santarcangelo abbiamo portato in scena il materiale che sentivamo più pronto, ma non si tratta di voler accontentare l’operatore. Quando si mostra un work in progress, la scelta deve prediligere il materiale che presenta un minor grado di fragilità, proprio perché in una situazione pubblica si valuta prima di tutto il rendimento.

Ci sono vari bandi, alcuni luoghi che offrono residenze, una certa circuitazione. Segno di una rinnovata attenzione verso i gruppi emergenti o piuttosto la solita onda che molti cavalcano e poi abbandoneranno?

M.V.A: È un buon momento, che va però preso con diffidenza. Le realtà che sostengono il teatro emergente per vocazione si possono contare sulle dita di una mano. Le altre, invece, scelgono i giovani perché costano meno, perché con il ricatto della residenza possono costruire rassegne a basso costo, perché programmare gruppi emergenti fa recuperare finanziamenti. Io non credo che tutti i giovani debbano essere finanziati. Ma nemmeno mi sembra accettabile che alle compagnie ospitate in una residenza venga imposto di pagare le spese, di far vedere degli esiti o di debuttare nel festival senza prevedere nessun compenso.

Come affrontate le residenze? Trovate ci sia un periodo di tempo ideale o è sempre e comunque una questione legata ai singoli lavori? Vi chiedo questo anche perché voi ormai avete una certa visibilità, potete scegliere…
R.B: Abbiamo opinioni discordi: non credo ci siano condizioni generali ma sempre e comunque casi specifici. Anche una settimana, per come io lavoro, è un periodo importante.
M.V.A: Dipende quali sono gli obiettivi della residenza. Credo sia fondamentale valutare per le esigenze dei singoli gruppi. Per esempio, la Socìetas Raffaello Sanzio metterà il teatro a disposizione per tre mesi, preservando quindi un percorso di crescita. Si tratta di un’occasione unica e da difendere, ma se un gruppo deve ancora mettere a punto il proprio linguaggio anche tre mesi potrebbero non bastare.