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	<title>Rete Anticorpi &#187; 15|09|2007 inserto al numero uno</title>
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	<description>Azioni per la Danza d&#039;Autore</description>
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		<title>LO SPAZIO CONQUISTATO DAI CORPI URBANI</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 11:32:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sara</dc:creator>
				<category><![CDATA[15|09|2007 inserto al numero uno]]></category>
		<category><![CDATA[eliana amadio]]></category>

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		<description><![CDATA[<strong>inserto al numero uno 15&#124;09&#124;2007</strong>
di Eliana Amadio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Lo spazio conquistato dai corpi urbani</em><br />
di <a href="http://www.anticorpi.org/tag/eliana-amadio" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con eliana amadio">Eliana Amadio</a></p>
<p>Cosa rappresentano questi corpi che invadono le strade e le piazze, che si arrampicano o scendono dagli edifici, che convogliano nei luoghi più familiari un pubblico pressoché ignaro per proporre un altro punto di vista? Che si tratti di un nuovo bisogno della danza o di uno strumento di ricerca, di un linguaggio della città contemporanea o di un corollario dell’apparato architettonico, le membra dei corpi aggiungono valore ai luoghi, li animano, li stravolgono e li percuotono a volte. La danza trova ancora poco spazio nei luoghi dedicati e la danza urbana si misura con ciò che è reale e appartiene a tutti. Non si deve varcare alcuna soglia, non si è costretti nella poltrona, si accetta solo di ascoltare per qualche minuto la voce di chi danza. Il potere straordinario di una forma d’arte che lascia la libertà all’interpretazione, che si nutre del particolare e non tralascia la tecnica, è proprio nella sua essenza, il suo nascere dall’anima di un luogo che dialoga con chi lo abita.</p>
<p>Nel confronto con gli spazi urbani il danzatore accetta una sfida diversa da quella del palcoscenico e costruisce un percorso in cui l’imprevisto, l’inaspettato, costringe a cambiare direzione. Le storie che si raccontano, per quanto personali, si espongono senza pudore. Spesso non c’è il buio o il gioco di luce a incorniciarle, ma si presentano nella loro purezza di corpo in movimento. Sono corpi politici in un certo senso, perché parlano del mondo al mondo, senza mezzi termini, e si fanno accettare per quello che sono, per quel tempo che lo sguardo altrui concede. Chi ha difficoltà a inserirsi nei circuiti teatrali, spesso trova nella danza urbana un palcoscenico alternativo. Così la danza urbana è anche opportunità per gli artisti e per quegli operatori che, al margine dei grandi attraversamenti culturali e artistici, intendono muovere le coscienze, mostrare i talenti nascosti e troppo poco considerati, esternare la comune passione per la danza e stimolare il dialogo con chi ancora li guarda con diffidenza. La danza attraverso “un’incursione urbana”, riacquista la sua connotazione di linguaggio universale proponendosi con semplicità nel quotidiano e sfata il mito di una forma d’arte elitaria, recuperando il contatto con il più ampio pubblico. Questo potere sembra sedurre anche i più importanti festival “teatrali”, che negli ultimi anni si aprono all’urbano e lanciano eventi collaterali per le strade e le piazze delle proprie città. Non si perda però la distinzione: la danza urbana si alimenta di un autonomo percorso di ricerca e non deve ridursi unicamente a strumento di marketing per attirare il pubblico nelle sale.</p>
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		<title>DANZA ALL’ARREMBAGGIO</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 11:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sara</dc:creator>
				<category><![CDATA[15|09|2007 inserto al numero uno]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro fogli]]></category>

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		<description><![CDATA[<strong>inserto al numero uno 15&#124;09&#124;2007</strong>
di Alessandro Fogli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Danza all’arrembaggio. Blade Runner e macchine giocattolo sul molo a Marina di Ravenna</em><br />
di <a href="http://www.anticorpi.org/tag/alessandro-fogli" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con alessandro fogli">Alessandro Fogli</a></p>
<p>È un sillogismo semplice ma lampante quello sotteso all’idea del Festival Ammutinamenti, che, parafrasando l’imparafrasabile, potrebbe suonare più o meno come “se il pubblico non va alla danza, la danza va al pubblico”. E il fatto è che il giochino funziona sempre, anzi sempre di più, portando la danza “urbana” a essere interpretata in modo innovativo, e stimolandola a riflettere sul proprio modo di essere e di esprimersi, ma soprattutto a riconsiderare la propria relazione con il pubblico e i luoghi in cui palesarsi. Ecco allora che gli International Dance Raids andati in “scena” domenica 9 settembre a Marina di Ravenna vanno ben oltre il significato e l’apprezzamento altrimenti ottenuti in sedi chiamiamole istituzionali. Tre spettacoli di livello siderale che con estrema naturalezza sbocciano di fronte alle affollate pescherie del piuttosto anonimo bacino dei pescherecci, o nel surreale ambiente di una palizzata notturna, facendo toccare con mano a chiunque si trovasse a passare da quei paraggi, anche il più distratto e avulso dei passeggiatori domenicali, le ammalianti e potenzialmente infinite possibilità espressive di un corpo danzante.</p>
<p>È una specie di Lara Croft dalle movenze cyber (la danzatrice Sun-Hye Hur della compagnia di Nicole Seiler) a dare il la alle performance, aggirandosi nei pressi delle pescherie per poi sparire lasciando l’attenzione alla compagnia Mei Be Whatever. Le tre danzatrici della coreografia Royal Pink ricordano nei loro “abiti” di cellophane la Pris di Blade Runner e il contrasto che creano con l’ambiente circostante è proprio quello, reale/sintetico, passato/futuro, corpo/mente, il tutto cortocircuitato tramite tracce sonore spazianti tra l’ipertecnologico e il tribale. Del tutto diversa è la performance-installazione About George, dello spagnolo Guillem Mont de Palol, che nella non-luce della palizzata dà luogo a uno degli spettacoli di danza più esilaranti a cui mi sia mai capitato di assistere. Colto da crisi esistenziale in mezzo a una schiera di animali e macchine giocattolo di ogni sorta, il dinoccolato Guillem finisce per dichiarare tutta la sua stima a uno solo di essi, un fiero toro nero, mimando con grande trasporto le parole di Tina Turner in Simply the best. Strepitoso. Ricompare quindi cyber-Lara, questa volta per un’improvvisazione incentrata su di una sorta di parossismo in negativo del movimento che la porterà a scomparire definitivamente tra gli ormeggi del circolo nautico. Un pubblico ormai stregato e conducibile in capo al mondo viene infine orientato alla propaggine estrema del molo, sotto il piccolo faro di segnalazione. Dove appare Mei Yin Ng, coreografa di Mei Be Whatever, che con un look tra Ranxerox e Bjork esegue la più prettamente tecnica tra le coreografie della serata, fondendosi in sincronia perfetta con una colonna sonora fatta di rumori ed elettronica. I primi Ammutinamenti 2007 finiscono qui, sul mare notturno. Ma la sensazione di aver assistito a qualcosa di speciale resterà a lungo.</p>
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		<title>COME FUNZIONE GD’A</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 11:28:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sara</dc:creator>
				<category><![CDATA[15|09|2007 inserto al numero uno]]></category>
		<category><![CDATA[anticorpi]]></category>
		<category><![CDATA[azioni per la danza d’autore]]></category>
		<category><![CDATA[gd'a]]></category>
		<category><![CDATA[giovani danz'autori]]></category>

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		<description><![CDATA[<strong>inserto al numero uno 15&#124;09&#124;2007</strong>
di Altrevelocità]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Come funziona GD’A<br />
<span style="font-style: normal;">di AV</span></em></p>
<p>Ieri si sono svolte le prime presentazioni del concorso del 2008, che terminerà fra un anno esatto. Stasera assisteremo invece alla finale del percorso del 2007. Cosa c’è in mezzo? L’abbiamo chiesto a <strong>Francesca Serena Casadio</strong>, responsabile organizzativa di GD’A: «Il concorso è suddiviso in quattro tappe, tre performative e una di formazione. La prima fase è prevista in urbano in orario diurno, con la disponibilità del solo impianto audio. Da sempre Cantieri spinge i progetti a misurarsi con un ambiente urbano non connotato, anche per capire se i gruppi sono disposti a ripensare il lavoro in condizioni diverse dalla sala teatrale. La seconda tappa si svolge in teatro, nella primavera dell’anno successivo. Qui ci si aspetta che dopo sette mesi il progetto abbia assunto una certa struttura, in vista della finale. Tra le due tappe c’è un momento di formazione» – continua la Casadio – «più che altro volto a fornire elementi organizzativi, amministrativi, di gestione legale. Abbiamo poi anche attivato incontri e confronti sulla poetica, come quello con il progetto di residenza Aksè, in cui i gruppi hanno incontrato operatori ma anche coreografi e danzatori loro coetanei».<br />
Chiunque può accedere a GD’A previa selezione. Ogni fase prevede l’eliminazione o l’ammissione alla tappa successiva.</p>
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		<title>Immaginare la danza d’autore</title>
		<link>http://www.anticorpi.org/immaginare-la-danza-d%e2%80%99autore</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 11:23:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sara</dc:creator>
				<category><![CDATA[15|09|2007 inserto al numero uno]]></category>
		<category><![CDATA[anticorpi]]></category>
		<category><![CDATA[azioni per la danza d’autore]]></category>
		<category><![CDATA[rete anticorpi]]></category>

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		<description><![CDATA[<strong>inserto al numero uno 15&#124;09&#124;2007</strong>
Conversazione con Monica Francia e Selina Bassini 
di Altrevelocità]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Immaginare la danza d’autore</em><br />
Conversazione con Monica Francia e Selina Bassini di Altre Velocità</p>
<p>Da anni Cantieri lavora a sostegno della giovane danza d’autore. Prima immaginando festival, come Ammutinamenti e Lavori in Pelle, poi affiancando a questi contenitori il progetto GD’A, strumento per sondare il territorio e accompagnare la formazione di compagnie e coreografi. Il concorso nasce nel 2002 in veste urbana, ma presto assumerà i caratteri che oggi lo contraddistinguono, prevedendo varie tappe durante un anno di lavoro. Ne parliamo con le ideatrici, le due anime di Cantieri Monica Francia e Selina Bassini.</p>
<p><em>Come e perché nasce il concorso GD’A così come lo vediamo oggi?</em></p>
<p><strong>MONICA FRANCIA</strong>: L’attuale formula a tappe è alla terza edizione, e nasce quindi nel settembre 2004, dopo altri esperimenti pensati per il formato urbano. Per i prossimi anni il concorso è sostenuto dalle <a href="http://www.anticorpi.org/tag/rete-anticorpi" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con rete anticorpi">rete Anticorpi</a>, composta da varie realtà regionali tra cui festival e teatri, che ha deciso di fare di GD’A un progetto proprio. La collaborazione era già iniziata nel 2006, per esempio con l’Arboreto di Mondaino e con il festival di Santarcangelo, per il 2008 faremo di più, prevedendo un sostegno economico della rete che incrementi la circuitazione delle compagnie.</p>
<p><em> Secondo la vostra pluriennale esperienza, in quali aree è più opportuno intervenire a sostegno dei giovani gruppi?</em></p>
<p><strong>SELINA BASSINI</strong>: È fondamentale una conoscenza organizzativa e amministrativa che spesso scarseggia, anche perché mancano le occasioni formative. GD’A ha tentato di colmare questo vuoto, facendo incontrare i gruppi con operatori, commercialisti, organizzatori. Inoltre c’è una scarsa dimestichezza a livello scenotecnico: un gruppo giovane raramente dispone dell’attrezzatura di cui i teatri sono provvisti, per questo l’aspetto tecnico viene trascurato.</p>
<p><strong>M.F.</strong> A livello generale, non solo quindi per i gruppi, c’è poca consapevolezza sulla differenza fra “danz’autore”, “coreografo” e “danzatore”. È forse utile ribadirlo. Il coreografo è qualcuno che prende un’opera e la trasforma, e può essere sia un autore che un regista, è una definizione molto ampia. Il danz’autore è colui che crea un proprio progetto di danza, creando un codice o rielaborando codici già strutturati. Il danzatore, infine, è colui che allena un corpo attraverso i codici, e si mette al servizio dei coreografi e dei danz’autori.</p>
<p><em> Fra i gruppi che vengono selezionati troviamo personalità artistiche già definite o si scommette anche su proposte più “acerbe”?</em></p>
<p><strong>M.F</strong>. GD’A è un percorso di formazione, l’unico in regione. Tale percorso può rivelare artisti già maturi oppure gruppi meno definiti qualitativamente. In questi casi il concorso è un’occasione che speriamo possa aiutare a meglio definire le singole identità.</p>
<p><strong>S.B</strong>. Per questo motivo non chiediamo che i progetti siano presentati in esclusiva: chi partecipa al concorso può liberamente mostrare il proprio lavoro altrove. Credo sia un modo per far crescere le opere, e per questo si scommette sulla potenzialità e non solo sull’esito finale di qualità. I gruppi sono seguiti per un anno da una commissione che opera la selezione per le prime due fasi. Nel 2007 era composta da Paolo Brancalion, organizzatore dell’Arboreto di Mondaino, da Roberto Casarotto, direttore artistico della sezione Danza di Operaestate Festival Veneto, e da Lorenzo Donati, critico teatrale. Il tutto coordinato dalla responsabile Francesca Serena Casadio di Cantieri.</p>
<p><em> Cosa c’è in palio per il vincitore di GD’A?</em></p>
<p><strong>M.F</strong>. Questa edizione e le prossime vorranno premiare il percorso, il progetto artistico della compagnia anche al di là del risultato. In quest’ottica rientra il sostegno per la circuitazione. L’idea è che gli operatori della rete <a href="http://www.anticorpi.org/tag/anticorpi" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con anticorpi">Anticorpi</a> ricevano un contributo che permetta loro di mettere in programmazione i gruppi di GD’A che riterranno più adatti alle loro strutture. Il vincitore avrà comunque un premio di 3000 euro.</p>
<p><strong>S.B</strong>. In questo contesto ogni partner della rete diventa il referente per la giovane danza d’autore per le singole province. Già da quest’anno si è avviata una relazione di scambio e di consiglio fra i gruppi partecipanti e i singoli operatori di Anticorpi.</p>
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